PARLIAMONE – Mi sono laureato. E ora?! Suggerimenti su come cercare (e trovare) lavoro

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A esattamente un anno dal primo appuntamento, i GBeA organizzano un altro incontro virtuale sul mondo del lavoro.

Ci incontriamo giovedì 11 dicembre alle 21.30 qui: https://www.anymeeting.com/462-698-542

L’incontro sarà organizzato in tre sessioni e moderato da 3 membri del gruppo, tutti possono intervenire e dire la loro (nei limiti del tempo previsto).

I Formazione – Francesca Pisano
Quali sono i corsi di laurea riconosciuti e quali i corsi professionalizzanti più utili.

II Cercare lavoro – Nadia Di Bella
Quali sono gli strumenti e le strategie per cercare lavoro.

III Ottenere la posizione – Chiara Consonni
Alcuni suggerimenti su come presentarsi al potenziale datore di lavoro e quali sono gli aspetti davvero importanti in un CV.

Cultura è lavoro: successo per la manifestazione al Pantheon contro le politiche culturali del Governo

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 Roma, 1 dicembre – Un secco no alle politiche occupazionali del Governo Renzi nei beni culturali, quello che arriva dalle associazioni di professionisti che sabato 29 novembre hanno occupato il Pantheon in un blitz spontaneo al termine della manifestazione “Cultura è lavoro” indetta dal coordinamento Confassociazioni Beni Culturali, cui hanno aderito numerose Associazioni di settore ( qui: http://www.confassociazioni.eu/29n-adesioni/)
Archeologi, archivisti, bibliotecari, restauratori e storici dell’arte hanno portato le loro istanze, sintetizzate in 9 punti (qui: http://www.confassociazioni.eu/…/uploads/2014/11/Cosa-chied… ), sfidando il ministro Franceschini sulle dichiarazioni del suo insediamento: “Il Ministero dei Beni Culturali è il più importante ministero economico del Paese”.

“La manifestazione al Pantheon – dichiara Angelo Deiana, presidente Confassociazioni – dimostra che i professionisti dei Beni Culturali sono sempre più determinati nel ribadire con forza la necessità di un reale cambiamento di rotta nelle politiche culturali del Paese, per il recupero della dignità professionale ed in difesa delle proprie competenze. E un risultato parziale si è avuto domenica con l’approvazione alla Camera della legge di Stabilità che conferma l’aliquota al 24% per i professionisti iscritti alla gestione separata INPS”

“Esprimiamo la nostra soddisfazione – dichiara Raffaele Di Costanzo, portavoce di Arch. I. M. – per la riuscita della manifestazione e siamo disponibili ad intraprendere ogni e più opportuna iniziativa volta a tutelare la credibilità e la dignità dei professionisti dei BB.CC. Auspichiamo che il neonato coordinamento di Confassociazioni Beni Culturali possa determinare le condizioni organizzative essenziali per l’apertura di un dialogo con le istituzioni nazionali e regionali e locali volta ad avviare politiche di investimento e di occupazione in ogni settore dei beni culturali.”

“Come storici dell’arte – dichiara Stefania Ventra, portavoce Startim – non importa se impegnati nella ricerca o nella tutela, o se operanti come liberi professionisti, la sfida comune è la difesa dei nostri diritti e delle nostre competenze come lavoratori, e la salvaguardia del patrimonio culturale come patrimonio della cittadinanza intera.”

“Le scelte ottuse e le finte riforme operate dalle attuali Istituzioni stanno danneggiando inesorabilmente il nostro prezioso patrimonio culturale – dichiara Beatrice Mastrorilli per SAU – e come se non bastasse la logica del massimo ribasso, esplicata attraverso l’incapacità politica di creare offerta occupazionale concreta, laddove ve ne sarebbe opportunità, offende e frustra tutta una generazione di eccellenti specialisti costringendola al più umiliante precariato. “

”Chi studia beni culturali, archeologia, restauro, storia e storia dell’arte vede all’orizzonte un futuro di precarietà e basse retribuzioni. – racconta Guido Cioni dell’esecutivo nazionale della Rete della Conoscenza – È il frutto di una politica miope che umilia gli operatori dei beni culturali e disconosce un’intera generazione altamente formata in atenei e scuole di specializzazione spingendola alla fuga verso l’estero. Per questo come studenti siamo scesi in piazza a fianco dei professionisti dei beni culturali”

“Non c’è tutela e valorizzazione dei beni culturali – afferma Nadia Di Bella, portavoce GBeA – senza un’adeguata strategia di pianificazione e programmazione di medio e lungo termine che, per sua natura, richiede investimenti economici.”

“Il Ministro Franceschini non può fingere che non esistiamo! – incalza Andrea Cipriani, Associazione La Ragione del Restauro – Credo sia indispensabile un incontro in tempi stretti con il ministro e con le commissioni parlamentari incaricate. Questa situazione è durata troppo a lungo! I professionisti dei Beni Culturali non sono più disposti a subire passivamente, il Governo e le Istituzioni non possono più ignorarci”.

“Al Ministro Franceschini – conclude Salvo Barrano, presidente dell’Associazione Nazionale Archeologi e portavoce del Coordinamento Confassociazioni Beni Culturali – ribadiamo: lo sviluppo, per essere tale, deve generare lavoro e ricchezza. Senza lavoro diventa solo un tirare a campare, magari assegnando qualche spiccio per qualche mese a qualche giovane. O peggio: prendendo soldi dalla Cultura senza volerli reinvestire creando buona occupazione”.

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Tanti auguri GBeA!

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Incredibile ma vero, i GBeA oggi compiono un anno!

Ricordo come se fosse ieri la sera in cui, presa da un raptus d’indignazione e mossa dalla proverbiale voglia di fare, aprii il gruppo “Giovani Bibliotecari e Aspiranti” in LinkedIn con l’obbiettivo di creare “un luogo in più dove i giovani professionisti (e aspiranti) possano incontrarsi, elaborare idee concrete, avanzare proposte, e, perché no, scambiare preziosi consigli”.

Con mia grande sorpresa la risposta fu subito molto positiva e in poche settimane gli iscritti erano già 140. Dopo i primi incontri via web e di persona (in particolare ricordo la manifestazione 500 NO al Mibact e il convegno delle Stelline 2014) anche le idee e soprattutto le attività iniziarono a non mancare.

Elenco qui velocemente le più interessanti:

– Traduzione dell’IFLA Trend Report;
– creazione di un elenco di riviste di settore per orientare alla ricerca;
– organizzazione di webinar tematici;
– partecipazione a interventi e incontri (es. Salone dell’Arte e del restauro, XVIII Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico);
– impegno contro l’abuso del volontariato;
– stesura di un elenco di enti e cooperative attive nel settore bibliotecario, utile per chi è in cerca di lavoro;
– partecipazione al Coordinamento nazionale per gli archivi e per le biblioteche;
– raccolta e pubblicazione di offerte di lavoro;
– moderazione e promozione della discussione sulle tematiche più interessanti del settore.

Sono proprio soddisfazioni, e la cosa più bella del nostro gruppo è il clima propositivo e vigile che si è creato. Chiunque abbia un’idea la propone al gruppo e si impegna a realizzarla in prima persona con il supporto degli altri, niente più e niente meno.

Naturalmente i propositi per il futuro sono tanti e il fatto che proprio qualche giorno fa il gruppo Facebook abbia raggiunto i mille like (!), ci dà l’entusiasmo per tentare di realizzarne qualcuno.
In particolare ci piacerebbe:

– continuare i lavori sull’IFLA Trend Report;
– creare una piattaforma dedicata al mondo del lavoro;
– organizzare più occasioni d’incontro e condivisione con tutta la comunità bibliotecaria.

Non posso infine perdere l’occasione per ringraziare Nadia e Francesca (che il cielo le benedica!), le due vere colonne portanti del gruppo che oltre a metterci tanto tempo e la faccia, ci mettono anche tanto, tantissimo entusiasmo, e questo è il regalo più prezioso.

Chiara

Al seminario “Una biblioteca per amica: gli Amici della biblioteca”

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Avevo da poco compiuto vent’anni quando ho visitato la Biblioteca San Giorgio di Pistoia per la prima volta. Allora stavo seguendo i primi corsi biblioteconomici all’Università e, prendendo un poco di confidenza con gli ambienti ed il clima della San Giorgio, mi sentii confermata nelle mie aspirazioni: è proprio una bibliotecaria che voglio essere da grande, dissi tra me e me.

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Quasi sette anni dopo torno in quella che, come potete vedere da alcune delle fotografie che ho scattato agli spazi, non solo sembra essere un’isola felice ma si sta ormai affermando come un paradiso per le comunità di utenti a cui essa, grazie ad uno staff coi fiocchi, rivolge i suoi servizi. E ci torno non per impegni lavorativi, ma per un seminario di studi dal titolo Una biblioteca per amica: gli “Amici della biblioteca” tra volontariato culturale e cittadinanza attiva, promosso durante i mesi primaverili all’interno del circuito professionale, dove il tema del Volontariato innesca frequentemente confronti piuttosto accesi.

“Il seminario intende dare la parola ad alcune “buone pratiche” maturate in Italia, affinché possano contribuire a creare quella massa critica di esperienze condivise che potrà accrescere la significatività dei singoli interventi locali e farne motivo di ispirazione per altre realtà che vogliano intraprendere il medesimo percorso. L’occasione del seminario permetterà anche di ricercare le declinazioni più corrette della presenza dei volontari nelle biblioteche, chiamati non già a sostituire gratuitamente il personale professionale, ma ad esercitare nuove forme di partecipazione attiva alla comunità locale che meritano di essere esplorate in tutte le potenzialità che già mostrano di avere.”
Si legge alla voce “scopo del seminario”.  Ed effettivamente è andata proprio così.

Massimo Belotti, direttore di Biblioteche oggi, ha introdotto i lavori esortando tanto i presenti in platea quanto chi ha potuto seguire l’iniziativa in streaming a passare da una concezione tradizionale di utenza semi-passiva, consumatrice di servizi e risorse, ad una in cui l’utenza stessa partecipa alla vita della Biblioteca ricoprendo un ruolo di supporto e di difesa delle occasioni di socialità e accrescimento personale/collettivo che istituti quali Archivi, Biblioteche e Musei possono offrire attraverso la Cultura, leva sociale per eccellenza.

L’assessore alla Cultura del Comune di Pistoia, intervenuto successivamente, oltre a portare gli accalorati saluti del Sindaco assente ha aggiunto che la San Giorgio da “biblioteca per tutti” è divenuta “biblioteca di tutti”, grazie anche agli Amici della San Giorgio, che contribuiscono con grande passione e spirito civico a far uscire la Biblioteca dalle mura, allungando le braccia dei suoi servizi verso le comunità che vivono il territorio ma che, per svariati motivi, possono non avere provato un immediato interesse per ciò che è in grado di proporre la Biblioteca.

“Occasione di condivisione e socialità che non deve però minare il professionismo ma integrarlo” è come Sara Nocentini, Assessore alla cultura della Regione Toscana, ha definito il Volontariato, accennando alla “Magna Charta del Volontariato per i Beni Culturali” come strumento che consenta di gestire al meglio rapporti e ruoli, nel rispetto e dei cittadini attivi e delle professionalità, sottolineando quanto la gestione condivisa possa recare valore aggiunto di natura culturale e sociale.

La museologa Elena Pianea, Dirigente della Regione Toscana del settore Musei, è entrata nel merito della Magna Charta illustrandone soggetti coinvolti, storia e tempi di ricerca e sperimentazione in aree archeologiche e musei, pubblicazione e diffusione sul territorio regionale e nazionale. La realizzazione del documento, nato dall’aver notato difformità di attività da parte dei gruppi di volontari nelle varie realtà archeologiche e museali e definito come una “collazione di regole condivise e proposte di comportamento”, ha comportato fasi di sperimentazione di progetti supportati da appositi momenti formativi (incentrati su modalità di accoglienza, comunicazione e normativa sulla sicurezza) frequentati in contemporanea da personale tecnico-scientifico e volontari, così da animare lo spirito di collaborazione in entrambe le sfere di attori e per renderli consapevoli che, all’interno della struttura pubblica, “venivano dunque a trovarsi dalla stessa parte del tavolo”.

Sandra Di Majo, presidente della sezione Toscana dell’AIB, ha accolto l’iniziativa come una stazione di partenza per avviare riflessioni interne all’AIB sulla tematica in oggetto, sottolineandone la complessa articolazione: i compiti del personale e quelli dei volontari devono essere distinti ma tali sfere incontrano talvolta momenti di vulnerabilità rappresentati, ad esempio, dalle procedure amministrative vigenti negli enti locali che possono ostacolare i dipendenti nella attuazione e gestione di iniziative che invece possono essere curate direttamente dagli “Amici”.

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L’intervento di Antonio Galdo, giornalista e scrittore, ha fatto da quadro di sfondo al tema del seminario. Concentrandosi sulla necessità di definire nuovi paradigmi di sviluppo per affrontare il cambio d’epoca che stiamo vivendo, Galdo propone l’Economia della Condivisione come chiave di volta fondata sulle relazioni sociali ed umane che consentono di riscoprire la forza della partecipazione alla comunità, lontano dalle ideologie politiche che spesso hanno portato ad una mala gestione dei beni comuni. Per tal motivo, secondo lui, il dibattito sulla presunta nocività del volontariato è del tutto fuori luogo, anche e soprattutto perché “è necessario mettersi in testa che risorse umane ed economiche per gestire il settore pubblico non ce ne sono”. Il contributo dal basso risulta quindi essenziale a una nuova società della condivisione, come anche il fare rete per stringere relazioni che consentano, anche attraverso piccole donazioni, di sostenere il finanziamento di questo tipo di pratica sociale.

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Giovanni Solimine, docente di Biblioteconomia all’Università La Sapienza di Roma, è intervenuto via Skype soffermandosi sulle nuove parole chiave che stanno alla base della Biblioteconomia sociale: Advocacy, Fundraising, Accountability. Il Bibliotecario di oggi deve alzare la testa dai documenti e dai libri per guardare alla sua comunità di utenti, rivolgendosi loro con un atteggiamento amichevole. Documenti e servizi bibliotecari sono un veicolo per stringere relazioni e alleanze con l’utenza, relazioni e alleanze sono il più prezioso ed irripetibile valore aggiunto di ogni Biblioteca. La solidità di tali relazioni non può prescindere dalla qualità dei servizi, del cui impegno economico la Biblioteca deve rendere conto alla collettività. Solo così, superando il ritardo sul versante della comunicazione, le istituzioni culturali possono mobilitare energie a sostegno del fundraising.

Rossella Chietti, presidente degli Amici della San Giorgio, incarna proprio quel rapporto di fiducia e riconoscenza che una comunità di utenti soddisfatti può instaurare con la propria Biblioteca: una volta andata in pensione e avendo molto tempo a disposizione,  Rossella ha colto l’opportunità di rimettersi in gioco che la San Giorgio le ha offerto,  condividendo le proprie letture e le proprie conoscenze con gli altri per dare senso alla propria vita ed a quella altrui. “Mai – dichiara Rossella a nome degli Amici – l’amministrazione comunale ci ha chiesto di sostituire il personale nelle sue mansioni specifiche”.

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Massimo Coen Cagli, Scuola di Roma Fund-Raising.it, riprende parte dei concetti già affrontati da Antonio Galdo circa la cura dei beni comuni da parte delle associazioni di Volontariato (“scandaloso che nel mondo bibliotecario si possa ritenere che i volontari intendano sostituirsi al personale, è un’idiozia, un paradosso anche se è uno spauracchio giustificato da alcune situazioni critiche che effettivamente esistono ed è necessario chiarire”), che può davvero costituire un’occasione per produrre nuovo welfare se le Biblioteche accettano di rivedere la propria mission in nome di una società che ormai cresce secondo paradigmi diversi: le Biblioteche non hanno molti concorrenti in termini di strategie sociali, “perché non pensare di portare gli asili nido al loro interno e tra i loro servizi?”. Aggiunge, riprendendo l’intervento di Giovanni Solimine, che per fare fundraising la Biblioteca deve accrescere il proprio capitale relazionale facendo community e guadagnando fiducia da parte dell’utenza, grazie alla cui alleanza sarà poi possibile fare una politica sugli investimenti.

La vice-presidente dell’AIB, Maria Abenante, sottolinea quanto la sussidiarietà orizzontale possa integrare le potenzialità del servizio bibliotecario, e ricorda che dal sito web dell’AIB sono scaricabili le linee guida per l’impiego dei volontari all’interno delle biblioteche.

A questi primi interventi dei relatori è seguita una mezz’ora di tempo per consentire a chi volesse dire la sua della platea. Il presidente della delegazione CESVOT di Pistoia ha affermato che l’alto grado di disponibilità ed energia che circola nel campo può fare un salto di qualità ma, ha aggiunto, la realtà politica è sorda. Solo una persona, Natalia Piombino dell’AssoLettori della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, si è sentita di esprimere le proprie perplessità verso quanto era stato detto fino a quel momento, facendo presente quanto molte biblioteche statali e locali facciano grande appoggio sui giovani del Servizio civile per portare avanti le mansioni ordinarie che altrimenti sarebbero espletate con grandissima difficoltà (oppure non sarebbero espletate affatto), facendo poi riferimento anche alla vertenza dei precari operanti nel sistema bibliotecario fiorentino che però è stata smentita da una dipendente del Comune di Firenze anch’essa presente al seminario.

Dopo l’ottimo buffet che ha allietato la pausa pranzo, Paolo Traniello ha coordinato una tavola rotonda sulle esperienze di volontariato attivo nelle biblioteche storiche, statali e universitarie.

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Lorenzo Baldacchini (Università degli studi di Bologna) ha riportato la storia di quelli che furono gli Amici della Malatestiana, sottolineando quanto sia importante per queste associazioni definire chiaramente la propria progettualità (a chi intendono rivolgersi, con quali obiettivi, con quali strumenti) anche per riuscire ad attirare finanziamenti, punto su cui si è concentrato molto anche Giovanni Fracasso degli Amici della Biblioteca Palatina, sottolineando l’importanza dei finanziamenti da parte di privati anche per sostenere interventi di restauro, lamentando la difficoltà di non riuscire a coinvolgere i giovani in questo tipo di esperienza che attecchisce meglio su persone dai 40-50 anni in su.

Paola Zanardi, degli Amici della Biblioteca Ariostea di Ferrara, ha raccontato delle loro attività di divulgazione, protezione, sostegno e finanziamento (libero da sponsor) tanto di interventi di restauro quanto di borse destinate a tirocini per giovani neodiplomati e neolaureati: “in ventidue anni di impegno e di empatia nei confronti della Biblioteca in quanto Istituzione, non ci siamo mai intrecciati alle mansioni del personale dipendente”, e vale la pena ricordare la propositività del suo appello: “parliamo di capitale relazionale non solo per le Biblioteche, ma anche per le associazioni di Amici, così da creare una rete e consentire la circolazione delle informazioni al di là delle singole realtà locali”.

Anna Siekiera ha presentato la storia degli Amici della Biblioteca Universitaria di Pisa, chiusa dall’amministrazione locale dal maggio 2012 in seguito al terremoto dell’Emilia. Gli Amici della BUP sono prevalentemente studiosi che tengono alta l’attenzione mediatica sulla vicenda che, a parer mio, senza il loro operato sarebbe finita nel dimenticatoio. La BUP sconta la maledizione del proprio nome (si chiama Universitaria perché profondamente legata alla storia dell’ateneo pisano, ma è statale, di competenza del MiBACT) e, per confermare quanto espresso da Solimine, l’incapacità di aprirsi al resto dell’utenza cittadina non accademica, che oggi non percepisce minimamente il dramma della sua chiusura.

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Letizia Valli, responsabile del Multiplo di Cavriago, e Bianca Rosa Menozzi, rappresentante degli Amici del Multiplo, hanno presentato la felice esperienza del Multiplo: un centinaio di volontari dai 15 ai 70 anni mette in gioco le proprie competenze individuali per insegnare gratuitamente ciò che conosce bene a chi è interessato ad apprendere quelle conoscenze. Attraverso il protagonismo ed il senso civico attivo, la comunità ricorda all’amministrazione cosa ha valore per lei, così da mantenere l’attenzione sul bisogno sociale del Multiplo che, anche attraverso valida reputazione e importanti alleanze, raccoglie € 200.000 all’anno da aziende private che non ricevono in cambio alcunché: “Lo sviluppo non è solo questione di PIL ma anche di qualità, si tratta di garantire una vita buona” ha detto Letizia Valli.

Marilena Cortesini, bibliotecaria presso la Biblioteca civica di Cologno Monzese, ha ricordato quanto gli Amici possano essere un punto di riferimento per quegli utenti che, per varie ragioni di svantaggio, non si sono mai avvicinati alle tecnologie, così da istruirli ed aiutarli nel risolvere un gap.

Simona Turbanti, dottoranda all’Università La Sapienza di Roma, ha rievocato l’esperienza di volontariato professionale che, una volta laureata, fece al reparto automazione della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze: ha ammesso di aver ricevuto, da quell’esperienza, più di quanto lei abbia dato come volontaria.

Altri interventi sono seguiti, tra cui quello di chiusura di Stefano Parise, ma il tempo che avevo a disposizione per rimanere a Pistoia era terminato e così ho abbandonato (a malincuore) la bellissima San Giorgio per tornare a Pisa.

Il seminario “Una biblioteca per amica” ha effettivamente dato spazio a testimonianze e spunti relativi ad esperienze di cittadinanza attiva protagoniste di un rapporto equilibrato con il personale dipendente negli istituti culturali ma, personalmente, ho avuto come l’impressione che fosse tutto troppo “bello”, tutto rosa e fiori, una realtà in cui sono le criticità a rappresentare uno sparuto nucleo di eccezioni alla regola e non il contrario. Ho percepito la mancata volontà di riflettere sulle criticità per dare interamente spazio a intenzioni e fatti lodevoli, che a mio modo di vedere si discostano da ciò che accade tanto in biblioteche pubbliche (statali, comunali, scolastiche, carcerarie), quanto in archivi, aree archeologiche e musei. Credo che queste esperienze lodevoli, a cui ho assistito non senza rimanerne commossa (impossibile non pensare alla propria realtà locale o ad altre assai meno fortunate in termini di risorse economiche, intuizioni e senso di appartenenza da parte dei cittadini), potranno rappresentare un paradigma per le altre realtà solo quando il grosso del morbo (quello cioè delle amministrazioni pubbliche che, per risparmiare sulla spesa e illudere i cittadini di non tagliare un servizio ordinario, lo mettono nelle mani di gruppi di volontari) sarà estirpato. Vorrei che fosse chiaro una volta per tutte che i professionisti (o aspiranti tali) non hanno niente contro i cittadini che, in gruppo o singolarmente, dedicano le proprie energie ed i propri saperi al bene della collettività ma non possono non notare le contraddizioni e gli sprechi (perché Antonio Galdo potrà pensarla come vuole, ma di soldi se ne sprecano ancora e ciò vuol dire che non sono finiti) diffusi in un Paese che da decenni non sviluppa uno straccio di seria politica occupazionale nel settore culturale. Dovrebbe far riflettere molto di più il fatto che sono una netta minoranza i giovani che prendono parte a queste esperienze con entusiasmo e continuità.

Penso che la lungimiranza, a causa dei diffusi casi di mala gestione, ha assunto la forma di un animale in estinzione: meglio un volontario oggi, che un lavoratore qualificato e stabile domani. “Il lavoro non era l’argomento di oggi”, potrebbe osservare chi era con me la settimana scorsa a Pistoia. Beh, se non se ne parla mai o lo si fa sempre attraverso le solite retoriche, avete ragione, non serve proprio a niente.
D’altronde, come le solite retoriche ci insegnano, l’Italia è una Repubblica fondata sul Volontariato.

Francesca Pisano

Traduciamo l’IFLA Trend Report: done!

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Ce l’abbiamo fatta!! Dopo circa due mesi di lavoro, abbiamo consegnato a la traduzione in italiano dell’  Insights Document di IFLA Trend Report che è ora disponibile sul loro sito.

La responsabile incaricata da IFLA, Ellen Broad, ci ha ringraziato via mail e pubblicamente per l’ottimo lavoro che non solo contribuisce alla promozione del documento, ma anche alla dimensione internazionale e multilingue del progetto.

Da parte nostra, un enorme grazie  va ai membri del gruppo Monica Achille, Chiara Consonni, Raffaela Damiani, Nadia Di Bella, Enrico Francese, Ilaria Gobbini, Elena Giusti, Manuela La Rosa, Edoardo Parisi, Maria Rita Santagata, Donata Saponaro, Caterina Spagnuolo, Elettra Tsikoudis, Lara Turchetto, che hanno messo a disposizione le loro competenze e il loro tempo (taaanto tempo); cogliamo inoltre l’occasione per ringraziare la traduttrice ed interprete Donata Pedralli che, in forma del tutto volontaria, ci ha dato una (grossa, grossissima) mano in fase di revisione ed editing del testo.

Una buona notizia sul riconoscimento delle professioni culturali in Italia

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Approvata in via definitiva la proposta di legge 362 Madia-Ghizzoni-Orfini sul Riconoscimento delle Professioni culturali in Italia! Fondamentale traguardo comune a archeologi, archivisti, bibliotecari, demoetnoantropologi, antropologi fisici, restauratori di beni culturali e collaboratori restauratori di beni culturali, esperti di diagnostica e di scienze e tecnologie applicate ai beni culturali, storici dell’arte. Esso rappresenta una tappa importantissima di un percorso che, speriamo, ci vedrà sempre più uniti e partecipi!

Trovate il testo completo della proposta qui.

Cosa ne pensate?

Traduciamo l’IFLA Trend Report

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Conoscete l’IFLA Trend Report?

Si tratta di un importante progetto dell’IFLA che identifica 5 tendenze che stanno modellando il ruolo e l’identità delle biblioteche. Il report è molto più che un singolo documento, è una selezione di risorse per aiutare a comprendere il ruolo delle biblioteche nella società dell’informazione e i risultati presentati riflettono più di un anno di collaborazione con esperti e stakeholder provenienti da diverse discipline.

La relazione riassuntiva è disponibile in 10 lingue, ma l’italiano non è tra queste; come gruppo ci siamo pertanto offerti di occuparcene e l’IFLA ha accettato di buon grado la proposta.

Ci dai una mano??

Non serve essere madrelingua inglese, la traduzione sarà partecipata e a ciascuno verrà affidato un ruolo diverso a seconda delle competenze e disponibilità.

È una bella occasione per collaborare con altri giovani bibliotecari e aspiranti e per riflettere insieme su alcune tematiche importanti.

Se vuoi partecipare o sei hai delle domande, scrivici una mail o contattaci in Facebook, LinkedIn o Twitter dicendoci chi sei e quanto padroneggi la lingua inglese.

Puoi dare un’occhiata preliminare al documento qui.

Volontari a Pisa

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Venerdì 14 febbraio 2014 sull’organo di stampa online del Comune di Pisa, Pisa Informa Flash, viene riportata la notizia (ed anche il verbale) di un’intesa, siglata il 3 febbraio e sollecitata dal Prefetto Francesco Tagliente, tra: Comune di Pisa, Associazione Amici dei Musei, Soprintendenza BAPSAE Pisa e Livorno, Provincia, Università e Scuola Normale, Arcidiocesi, Direzione Territoriale del Lavoro, Usl, Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco e Inail di Pisa, volta alla realizzazione di una Task force di volontari per far fronte alle numerose situazioni di criticità e degrado in cui versa il patrimonio monumentale pisano.
In un contesto in cui, fino all’autunno 2013, Pisa è stata candidata a Capitale europea per la cultura, sorprende il totale ribaltamento da parte delle Istituzioni locali delle effettive condizioni del patrimonio cittadino a spiegazione della forte necessità con cui si intende procedere alla realizzazione di tale Sezione specializzata di volontari.
Oltre a considerazioni come la precedente, è il verbale stesso della suddetta Intesa, illustrata in una decina di pagine, a lasciare implicite e, quindi vaghe e ambigue, tutta una serie di informazioni essenziali (ad esempio: i contesti monumentali su cui andrebbero ad agire i volontari, la definizione precisa di “interventi di minuta manutenzione”, ecc…) e invece a ribadirne altre, come il fatto che l’associazione incaricata dalle Istituzioni per realizzare la Task force (gli Amici dei musei) è stata selezionata senza alcun bando di gara aperto alla moltitudine di associazioni locali, oppure che, considerate le esigue risorse pubbliche da destinare all’ampio settore dei Beni culturali, l’iniziativa sarà completamente a costo zero (anche se l’Associazione si occuperà di individuare le risorse per le spese vive relative alle assicurazioni e alla formazione dei volontari) ovvero i volontari e i dipendenti pubblici (e gli ex dipendenti) coinvolti non saranno minimamente rimborsati per il loro operato.

La notizia, una volta resa pubblica, ha fatto il giro delle testate locali e nazionali, tanto da apparire su La Repubblica – cronaca di Firenze e su Il Fatto Quotidiano. Localmente, a dare ampio spazio alla vicenda, è il quotidiano online Pagina Q (a partire da questo articolo di Francesca Parra).
Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana, ha salutato l’iniziativa scrivendo sulla propria fan page le seguenti parole: “Nascono a #Pisa i “Volontari dell’arte”. Obiettivo: #tutelare i #monumenti. E’ la bella idea, realizzata grazie all’accordo tra istituzioni ed Associazione amici dei musei, per garantire la manutenzione dei monumenti, per segnalare eventuali situazioni critiche e consentire interventi veloci. Il tutto a costo zero, basato su un impegno volontario. Mi pare un esempio utile e creativo, da replicare anche altrove.”

Noi Giovani Bibliotecari e Aspiranti, convinti che, sia dentro il mondo bibliotecario che fuori, i volontari debbano svolgere un ruolo di esclusivo supporto alle attività ordinarie che le Istituzioni (statali, locali) devono garantire per la tutela e la valorizzazione del patrimonio archeologico, documentario e storico-artistico del nostro Paese, abbiamo aderito, in data 21 febbraio, ad un comunicato congiunto con ANA – Associazione Nazionale Archeologi, Associazione culturale Artiglio, ARCH.I.M. – Archivisti in Movimento, La Ragione del Restauro e St.Art.I.M. –Storici dell’Arte in Movimento, che potete leggere cliccando qui.
Anche la CGIL – Pisa, una volta visionato il testo dell’Intesa, ha emanato un proprio comunicato.
Segnaliamo l’intervista che Francesca Parra ha fatto a Mauro del Corso, presidente degli Amici dei Musei ed anche della FIDAM – Federazione Italiana Degli Amici dei Musei, ancora per Pagina Q.

Come è proseguita?

Il 21 marzo, su iniziativa dell’Associazione culturale Artiglio e del Corso di laurea magistrale in Storia delle Arti visive, dello spettacolo e dei nuovi media (SAVS) dell’Università di Pisa, c’è stata un’assemblea pubblica dal titolo “Verso una tutela volontaria? Patrimonio, istituzioni, associazioni e saperi dopo l’accordo pisano del 3 febbraio 2014”. L’assemblea, alla quale eravamo presenti anche noi (siamo intervenuti inserendo il ricorso a volontari o a persone non qualificate in una cornice più ampia, anche a seguito delle dichiarazioni del Premier Matteo Renzi e del Sindaco di Roma Ignazio Marino in merito all’inserimento di cassaintegrati e clochard nelle biblioteche), è stata piuttosto partecipata ma l’unica istituzione presente delle firmatarie dell’accordo è stata il Comune di Pisa nella persona dell’Assessore alla Cultura Dario Danti (quando invece , il 3 febbraio, a firmare per il Comune c’era l’Assessore Andrea Serfogli).In tale sede, dopo un’ulteriore lettura del verbale pubblicato su Pisa Informa Flash che ha ribadito tutti gli aspetti “fumosi” della questione, l’Assessore Danti ha dichiarato di prendere personalmente distanza non dall’intero accordo ma dagli interventi di minuta manutenzione ed ha invitato le associazioni ed i singoli interessati a partecipare a degli incontri con il Comune di Pisa per inquadrare e definire meglio il da farsi. Al termine dell’assemblea è stata prodotta la seguente nota congiunta:

A seguito dell’incontro pubblico “Verso una tutela volontaria? Patrimonio, istituzioni, associazioni e saperi dopo l’accordo pisano del 3 febbraio 2014″, promosso dal Corso di Laurea magistrale in Storia delle arti visive e dello Spettacolo e dall’Associazione Artiglio, tenutosi venerdì 21 marzo presso il Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere dell’Università di Pisa, i docenti, le associazioni, i professionisti e gli studenti presenti chiedono la sospensione dell’attuazione dell’Intesa del 3 febbraio 2014 sulla costituzione di una Sezione specializzata di volontari di pronto intervento finalizzato alla minuta manutenzione di siti e delle opere architettoniche da affidare all’Associazione Amici dei Musei e Monumenti Pisani.
Chiedono, inoltre, un incontro con i firmatari di detta Intesa, al fine di avviare una riflessione realmente ampia sullo stato del patrimonio culturale pisano e un corretto coinvolgimento dei saperi e delle competenze presenti nel nostro territorio.
Associazione culturale Artiglio (Lorenzo Carletti e Cristiano Giometti)
Antonella Capitanio, Marco Collareta, Antonella Gioli, Cinzia Maria Sicca (storici dell’arte, docenti del Dipartimento di Civiltà e Forme del sapere)
Dottorandi Università di Pisa (Vanessa Martini e Anna Romani)
Claudia Marchese (assegnista di ricerca, Dipartimento Civiltà e Forme del Sapere dell’Università di Pisa)
Studenti e studentesse SAVS
Sonia Giannella e Stefano Renzoni (insegnanti di Storia dell’arte)
Associazione nazionale Archeologi (Giuseppe Clemente)
La Ragione del Restauro (Daniela Lippi)
Storici dell’Arte in Movimento (Enrico Gullo)
Associazione Guide Turistiche Toscana e Associazione Nazionale Guide Turistiche (Adina Persano)
ICCOM CNR Pisa (Emanuela Grifoni)
Giovani Bibliotecari e Aspiranti (Francesca Pisano)
Amici della Biblioteca Universitaria di Pisa (Andrea Bocchi e Eliana Carrara)
Lettere Rosse (Andrea Incorvaia e Alessandra Francesconi)
Teatro Rossi Aperto (Marica Setaro e Sandra Burchi)
Municipio dei Beni Comuni (Francesco Stea)
Una Città in Comune (Andrea Leo, Tiziana Noce e Laura Baldini)

L’apertura dimostrata dall’Assessore Danti si è tradotta in un incontro con lui e l’Assessore Serfogli avvenuto nel pomeriggio di mercoledì 9 aprile presso il Comune di Pisa. In quella sede abbiamo avuto modo di appurare come in realtà la poca chiarezza contraddistingua l’operato istituzionale, mosso, così è stato detto dall’Assessore Serfogli, dalla “buona fede” e, al contempo, dalla “disperazione” dettata dalla mancanza di risorse pubbliche e dalle criticità che sedimentano nella burocrazia italiana nella gestione delle risorse, in particolare nel delicato settore dei Beni culturali, motivazioni che hanno spinto le Istituzioni che si sono riunite a Pisa il 3 febbraio a siglare l’Intesa sulla Sezione specializzata di volontari. In divers* abbiamo sottolineato quanto in realtà i fondi europei ci siano, quanto in realtà si possa coinvolgere la cittadinanza in altro modo rispetto al volontariato inserito in contesti di manutenzione ordinaria (ad esempio, attraverso attività di crowfunding).
Abbiamo anche fatto presente agli Assessori che un’iniziativa del genere, per quanto presenti degli aspetti che la rendono unica nel suo genere (il Prefetto che invita piuttosto che la Soprintendenza), viene a nutrire un processo già in atto, di sempre più frequente sostituzione dei cittadini allo Stato che, invece di investire nell’assunzione di professionisti del settore per garantire una gestione efficace ed efficiente del patrimonio collettivo, si nasconde dietro l’ipocrita politica dell’urgenza e dell’emergenza.
Dal momento in cui il 6 maggio 2014, nel contesto milanese di “Promo PA – Volontariato per i Beni Culturali e Pubblica Amministrazione:
Condividere, Programmare, Organizzare”, Isabella Lapi (responsabile della Direzione Regionale per i Beni culturali e paesagistici della Toscana) presenterà lo scenario toscano, gli Assessori hanno promesso ai presenti almeno un altro incontro per confrontarsi nuovamente sulle obiezioni che hanno ricevuto. Da tale confronto è scaturita un’altra nota congiunta:

Mercoledì 9 aprile alle ore 16:00 presso il Comune di Pisa, i rappresentanti di tutti i gruppi che si erano riuniti il 21 marzo scorso presso il Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere (associazioni dei professionisti dei beni culturali, docenti universitari, studenti, dottorandi, gruppi e associazioni varie) hanno presentato agli assessori Andrea Serfogli e Dario Danti la formale richiesta di ritiro dall’accordo prefettizio sul volontariato nel settore dei beni culturali, firmato il 3 febbraio scorso, che delega la tutela del patrimonio artistico cittadino a una sola associazione di volontari.

In una composta e animata discussione di quasi due ore sono state esposte dalle rappresentanze suddette le molte e gravi criticità presenti nell’accordo, firmato dal Comune di Pisa d’intesa, tra gli altri, con la Prefettura, la Soprintendenza, l’Università di Pisa e la Scuola Normale Superiore.
Tali criticità risiedono nell’illegittimità giuridica dell’accordo, anche in base alle normative vigenti sul volontariato e sulla gestione dei beni culturali, oltreché nell’ambiguità delle formule adottate quando si parla di tutela e interventi e di “interventi di minuta manutenzione”. I soggetti presenti hanno manifestato inoltre la preoccupazione che tale accordo rispecchi una preoccupante sfumatura dei confini tra lavoro retribuito e volontariato, che rischia di diventare la regola nel mercato del lavoro nazionale.
Gli assessori hanno preso atto delle obiezioni espresse in sede di discussione e si sono impegnati a riferirne al sindaco. Hanno inoltre preso formale impegno di comunicare pubblicamente agli intervenuti gli esiti di tale colloquio entro due settimane.
Da parte nostra ribadiamo la necessità che, per allora, il Comune si esprima a favore del ritiro dell’accordo e si impegni formalmente ad aprire un dibattito ampio e partecipato sullo stato del patrimonio culturale cittadino.
Associazione Amici della Biblioteca Universitaria di Pisa; Associazione culturale Artiglio; Associazione Nazionale Archeologi; Exploit; Giovani Bibliotecari e Aspiranti; Progetto Rebeldia; Ragione del Restauro; Sinistra Per; Storici dell’Arte in Movimento; Teatro Rossi Aperto; Una Città in Comune; Marco Collareta, Antonella Gioli e Cinzia Maria Sicca (storici dell’arte, docenti del Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere); Vanessa Martini (dottoranda dell’Università di Pisa); Emanuela Grifoni (USB – Unione Sindacale di Base); studenti e studentesse SAVS

Al momento, siamo in attesa di essere nuovamente convocati dal Comune di Pisa.

Francesca Pisano

In occasione della Giornata Mondiale del Libro della Lettura e del Diritto d’Autore

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Il 23 aprile è la “Giornata Mondiale del Libro della Lettura e del Diritto d’Autore” e alcuni di noi sono impegnati in progetti e campagne di sensibilizzazione, come Daniele che partecipa a “Ci metto la faccia”.

Lui la faccia ce l’ha messa veramente (vedi qui) e in una mail ci scrive e chiede: “Gli italiani sono un popolo di non lettori, ce lo ricordano ogni anno indagini e rapporti sulla lettura in Italia. Eppure, c’è una comunità invisibile che continua a resistere, vogliamo sostenerla. E con noi, ci sono tante persone disposte a farlo. E tu? Sei disposto a metterci la faccia?”

Ma sicuro!

Ci sono altri progetti che volete segnalarci in occasione del 23 Aprile??